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Grammatica del genovese: X. L’interiezione

Di Fiorenzo Toso.
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Generalità

  1. L’interiezione o esclamazione è una parola invariabile che esprime uno stato d’animo ed è per lo più accompagnata da gesti, un ordine, una preghiera, un saluto, un richiamo. Si può distinguere tra interiezioni primarie, che hanno sempre e solo valore esclamativo (òhu [ˈɔw], ehi [ˈej], ecc.) e interiezioni secondarie, parti del discorso autonome che possono essere occasionalmente usate anche con questa funzione e che, se aggettivi o verbi, possono modificarsi a seconda del genere e del numero (bravo! [ˈbraːvu], brava! [braːva], anemmo! [aˈnemˑu]). Le interiezioni sono alla base delle locuzioni interiettive, costituite da più parole (meschin de mi! [mesˈkiŋ de ˈmi] ‘povero me!’) o anche da un’intera frase. Le interiezioni trovano impiego soltanto nel discorso diretto, e appaiono in genere sciolte da ogni legame sintattico.

  2. Alcune interiezioni, specie quelle secondarie, hanno un significato abbastanza stabile; altre, esprimendo un’emozione generica, si adattano a molte situazioni. Ad esempio, ah [aː] può indicare rimprovero (ah, brutto malemmo! [aː ˈbrytˑu maˈlemˑu] ‘ah, delinquente!’), ira (ah, desgraçiou! [aː dezɡraˈsjɔw] ‘ah, disgraziato!’), sorpresa (ah, semmo à sti ponti? [aː ˈsemˑu a sti ˈpuŋti] ‘ah, siamo arrivati a questo punto?’), desiderio (ah, se poëse parlâghe! [aː se ˈpweːse parˈlaːɡe] ‘ah, se potessi parlargli!’), tristezza (ah, me despiaxe! [aː me desˈpjaːʒe] ‘ah, mi spiace!’), soddisfazione (ah, oua scì che ghe semmo! [aː ɔwa ˈʃi ke ɡe ˈsemˑu] ‘ah, finalmente ci siamo!), sorriso o riso (ah, ah, ah [aː aː aː]).

Interiezioni primarie

  1. Quasi tutte le interiezioni primarie sono voci espressive, di formazione sia indigena (come ah [ˈaː], eh [ˈeː], òhu [ˈɔw], beuh [ˈbøː] e così via), sia ricalcate su voci di origine forestiera (come viva [ˈviːva], alòn [aˈlɔŋ], alé [aˈle] e così via).

  2. Principali interiezioni primarie:

    1. ahi [ˈaj] e ahia [ˈajˑa] esprimono dolore fisico e morale;

    2. alòn [aˈlɔŋ] e alé [aˈle] sono inviti a muoversi;

    3. beh [ˈbeː] serve per troncare un dialogo;

    4. beuh [ˈbøː] esprime dubbio, rassegnazione, indifferenza, reticenza, senso di fastidio;

    5. bòssa [ˈbɔsˑa] richiama l’attenzione su un pericolo;

    6. eh [ˈeː] esprime impazienza o un rimprovero;

    7. euh [ˈø] esprime meraviglia o affermazione;

    8. foraia [fuˈrajˑa] richiama l’attenzione su un pericolo imminente;

    9. fòscia [ˈfɔʃˑa] esprime adesione, come l’italiano ‘lo credo!’;

    10. æh? [ˈɛː] vale l’italiano ‘come?’;

    11. mah [ˈma] esprime incertezza o perplessità;

    12. n’æ [ˈnɛː] conferma un’asserzione in frasi interrogative o esclamative;

    13. òh [ɔː] rafforza il vocativo;

    14. òhu [ˈɔw] e ehi [ˈej] servono a richiamare l’attenzione;

    15. ò [ɔ] esprime gioia, sorpresa, dolore, sdegno, richiamo;

    16. òva [ˈɔvˑa] è un’esclamazione di entusiamo;

    17. pai [ˈpaj] rafforza un’esclamazione;

    18. peuh [ˈpøː] esprime ripugnanza;

    19. scialla [ˈʃalˑa] è un’esclamazione di gioia;

    20. sciò [ˈʃɔ] serve a scacciare gli animali;

    21. t’æ [ˈtɛː] invita a prendere una cosa.

  3. Tra le interiezioni primarie si annoverano le imprecazioni, da quelle più esplicite, come bellin! [beˈliŋ], sacranon [sakraˈnuŋ] a quelle che mascherano un’espressione triviale come bell’angeo [bel ˈaŋdʒɔw], bellan [beˈlaŋ], belliscimo [beˈliʃimu], a-o berrettin [ɔw bereˈtiŋ], da quelle che lasciano in sospeso un’esclamazione o una minaccia (pòscito ëse [ˈpɔʃitu ˈeːse]), ad altre con valore più neutro, come ardinci [arˈdiŋtʃi], bacere [ˈbaːtʃere], perdiessaña [perdjeˈsaŋˑa], tininini [ˈtininini] e così via.

Interiezioni secondarie

  1. Sono praticamente infinite le espressioni che, in un determinato contesto, risultano utilizzabili come interiezioni. A differenza di gran parte delle primarie, le interiezioni secondarie hanno in genere un significato immediato.

  2. Molte agiscono sul destinatario rivolgendogli un ordine (sitto! [ˈsitˑu] ‘zitto!’, feua! [ˈføːa] ‘fuori!’, drento! [ˈdrɛŋtu] ‘dentro!’, basta! [ˈbasta] ‘basta!’, vitta! [ˈvitˑa] ‘largo!’), un’esortazione (anemmo! [aˈnemˑu] ‘andiamo!’, sciù [ˈʃy] ‘coraggio!’, fòrsa! [ˈfɔrsa] ‘forza!’), una preghiera (scià scuse [ʃa ˈskyːze] ‘mi scusi’), un apprezzamento (beniscimo! [beˈniʃimu] ‘benissimo’), un biasimo (vergheugna! [verˈɡøɲˑa] ‘vergogna!’).

  3. Altre espressioni avviano un discorso, come pronti? [ˈpruŋti] ‘pronto?’, scì? [ˈʃi] ‘sì?’, scià sente [ʃa ˈseŋte] ‘ascolti’.

Saluti

  1. Un particolare tipo di interiezione è costituito dalle formule di saluto: dalle più formali addio [aˈdiːu] ‘addio’, à reveise [a reˈvejse] o à reveddise [a reˈvedise] ‘arrivederci’, bongiorno [ˌbuŋˈdʒurnu] ‘buongiorno’, boñaseia [ˌbuŋaˈsejˑa] ‘buonasera’, boñaneutte [ˌbuŋaˈnøtˑe] ‘buonanotte’, scignoria [siɲuˈriːa] ‘arrivederla’, fino ai più confidenziali scciao [ʃˈtʃaːu] e ciao [ˈtʃaːu] ‘ciao’, allegri! [aˈleːɡri] ‘a presto!’, böna [ˈbɔːna] ‘espressione di commiato’.