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Grammatica del genovese: IX. Congiunzioni e segnali discorsivi

Di Fiorenzo Toso.
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Congiunzioni

  1. La congiunzione è una parte invariabile del discorso che serve a mettere in rapporto due parole o più parole o gruppi di parole, o due o più frasi di un periodo. In base al tipo di collegamento che determinano, si distinguono:

    1. le congiunzioni coordinative, che instaurano una equivalenza tra frasi e parti di frase: o Mario e o Gino [u ˈmaːrju e u ˈdʒiːnu] ‘Mario e Gino’;

    2. le congiunzioni subordinative, che collocano in rapporto di dipendenza due frasi non equivalenti: no t’ò dito ninte perché l’ea tròppo fito [nu t ò ˈdiːtu ˈniŋte pɛrˈke l ˈeːa ˈtrɔpˑu ˈfiːtu] ‘non ti ho detto niente perché era troppo presto’.

  2. Le congiunzioni possono essere semplici, ossia formate da una sola parola (e [e] ‘e’, ni [ni] ‘né’, ma [ma] ‘ma’, ecc.), o composte (opû [ɔˈpyː] ‘oppure’, intanto che [iŋˈtaŋtu ke] ‘mentre’). A questi due raggruppamenti si aggiungono le locuzioni congiuntive, i cui componenti sono avvertiti come nettamente distinti: da-o momento che [dɔw muˈmeŋtu ke] ‘dal momento che’, visto che [ˈvistu ke] ‘visto che’, de za che [de ˈza ke] ‘giacché’ ecc.

  3. Le congiunzioni condividono diversi aspetti con altre parti del discorso. Infatti, in molti casi, gli stessi elementi lessicali possono trovare impiego ora come congiunzioni ora come preposizioni o avverbi; inoltre, numerose congiunzioni composte e locuzioni congiuntive si formano con elementi provenienti da categorie grammaticali diverse.

  4. Per una rassegna sistematica degli usi delle varie congiunzioni e locuzioni congiuntive, coordinative e subordinative, rimandiamo ai paragrafi dedicati alla sintassi della proposizione e del periodo.

Segnali discorsivi

  1. I segnali discorsivi sono elementi utilizzati per avviare il discorso, richiamare l’attenzione dell’interlocutore, segnalare una puntualizzazione: essi organizzano la presentazione del discorso secondo criteri formali (formule di apertura e di chiusura del discorso) e logici (rinvii a quanto già detto o a quanto si dirà in seguito, ecc.).

  2. I segnali discorsivi svolgono la funzione di segnali di delimitazione (di apertura o di chiusura, posti all’inizio o alla fine di un discorso o di una porzione di esso: demarcativi) e quella di connettivi (elementi di congiunzione ed articolazione interna tra le varie porzioni del discorso). Tutti i segnali discorsivi, indipendentemente dalle loro funzioni, possono provenire da categorie grammaticali molto diverse, come forme verbali (diggo, ma se peu? [ˈdiɡˑu ma se ˈpøː] ‘dico, ma è possibile?’), interiezioni (mi vaggo, eh? [mi ˈvaɡˑu ɛː] ‘io vado, eh?’), pronomi (ò ti, e cöse n’é do Franco? [ɔ ti e ˈkɔːse n ˈe du ˈfraŋku] ‘dimmi, che ne è di Franco?’) e così via. Il più delle volte, queste forme non vengono usate per il loro significato proprio, ma ne risultano assolutamente svuotate.

Principali tipi di segnali discorsivi

  1. I. Hanno valore demarcativo le formule di saluto e di congedo: bongiorno, ea chì che t’aspëtava [ˌbuŋˈdʒuːrnu ˈeːa ˈki ke t aspeːˈtaːva] ‘buongiorno, ti stavo aspettando’; passo à piggiâte doman, ciao [ˈpasˑu a piˈdʒaːte duˈman ˈtʃaːu] ‘passo a prenderti domani, ciao’. Per le formule di saluto si veda però il capitolo seguente.

  2. II. Hanno valore demarcativo, e in tal senso risultano spesso intercambiabili tra loro, avverbi come aloa [aˈluːa] ‘allora’, à l’uso [a l ˈyːzu] ‘in fondo’, in sciâ fin che [in ʃaː ˈfiŋ ke] ‘insomma’, ben [ˈbeŋ] ‘bene’ o congiunzioni come donca [ˈduŋka] ‘dunque’: aloa, cöse femmo? [aˈluːa, ˈkɔːse ˈfemˑu] ‘allora, che si fa?’, ben, cöse femmo? [ˈbeŋ ˈkɔːse ˈfemˑu] ‘bene, che facciamo?’.

  3. III. Possono svolgere la funzione di segnali discorsivi tutte le congiunzioni.

  4. Nelle forme di esposizione, intere frasi o periodi possono avere funzione di segnali discorsivi:

    1. per riprendere quanto era già stato detto: comme diva primma [ˈkumˑe ˈdiːva ˈprimˑa] ‘come stavo dicendo’;

    2. per programmare la trattazione di un tema: comme veddiemo ciù avanti [ˈkumˑe veˈdieːmu tʃy aˈvaŋti] ‘come vedremo in seguito’;

    3. per annunciare la fine dell’esposizione: pe fâla curta [pe ˈfaːla ˈkyrta], in sciâ fin che [iŋ ʃaː ˈfiŋ ke] ‘per concludere’.