Council for Ligurian Linguistic Heritage

Ligurian Council

Grammatica del genovese: I. Fonologia

Di Fiorenzo Toso.
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Generalità

  1. La fonologia è lo studio dei suoni di un linguaggio dal punto di vista della loro funzione nel sistema di comunicazione linguistica. Ogni lingua dispone di un proprio sistema fonologico.

Vocali

  1. Le vocali sono suoni per l’articolazione dei quali l’aria espirata non incontra ostacoli nel canale orale. I suoni, provocati dalla vibrazione delle corde vocali, si modificano all’interno della bocca in virtù di tre fattori:

    1. il grado di apertura della bocca;

    2. il punto di massimo restringimento;

    3. sporgenza o arrotondamento delle labbra durante l’articolazione.

  2. In genovese i gradi di apertura della bocca sono quattro:

    1. quello massimo comporta l’articolazione della vocale bassa [a];

    2. il secondo grado comporta l’articolazione delle vocali [ɛ], [ɔ] dette mediobasse;

    3. il terzo grado comporta l’emissione delle vocali [e], [ø], dette medioalte;

    4. il grado minimo di apertura comporta l’emissione delle vocali [i], [u], [y], dette alte.

  3. Il punto di massimo restringimento della bocca è quello dove vengono articolate le vocali:

    1. se la bocca non si restringe, si ha la vocale [a], perciò detta centrale;

    2. se si restringe la parte posteriore si hanno le vocali [ɔ], [u], dette posteriori;

    3. se si restringe la parte anteriore si hanno le vocali [ɛ], [e], [i], [ø], [y], dette appunto anteriori.

  4. l’arrotondamento delle labbra riguarda soltanto le vocali [ɔ], [u], [ø], [y], che sono perciò dette arrotondate.

Quantità delle vocali

  1. Per quantità (o durata) di una vocale si intende la durata di emissione del suono: le vocali lunghe hanno un suono doppio, o comunque più lungo, delle vocali brevi. Ogni vocale genovese può essere sia lunga che breve (vaggo [ˈvaɡˑu] ‘io vado’ / lago [ˈlaːɡu] ‘lago’, posso [ˈpusˑu] ‘pozzo’ / pôso [ˈpuːsu] ‘polso’, ecc.).

  2. In genovese possono essere lunghe le vocali non accentate o atone (bäziña [baːˈziŋˑa] ‘fame’, erbo [ˈɛːrbu(ː)] ‘albero’), le vocali accentate sulla penultima e terzultima sillaba (sæximo [ˈsɛːʒimu] ‘buon senso’) e quelle accentate in fine di parola (cantâ [kaŋˈtaː] ‘cantare’); le vocali in sillaba aperta (cfr. I.12.) possono essere sia brevi che lunghe (fæto [ˈfɛːtu] ‘fatto’ / fatto [ˈfatˑu] ‘insipido’), quelle in sillaba chiusa sono in linea di massima brevi (ma non senza eccezioni: cfr. I.8.d., I.8.11.).

  3. La lunghezza delle vocali accentate (o toniche, cfr. I.15.) si presenta costantemente in alcuni casi:

    1. in penultima sillaba aperta, davanti a [ɡ] (lago [ˈlaːɡu], [v] (scciavo [ˈʃtʃaːvu] ‘schiavo’), [r] (tæra [ˈtɛːra]), [ʒ] (caxo [ˈkaːʒu] ‘caso’); qualche eccezione riguarda [ɡ] (diggo [ˈdiɡˑu] ‘io dico’), mentre davanti a [z] l’allungamento è frequente ma non generalizzato (vaso [ˈvaːzu] ‘vaso’, ma mazzo [ˈmazˑu] ‘maggio’);

    2. generalmente, in terzultima sillaba aperta, davanti a [v] (lavite [ˈlaːvite] ‘làvati’), e per lo più davanti a [z] (sposilo [ˈspuːzilu] ‘sposalo’), [ɡ] (paghime [ˈpaːɡime] ‘pagami’) e [ʒ] (mæximo [ˈmɛːʒimu] ‘medesimo’);

    3. davanti a [a], [e], [i], [u] finali di parola: partia [parˈtiːa] ‘partita’, strie [ˈstriːe] ‘streghe’, dui [ˈdyːi] ‘duri’, scoo [ˈskuːu] ‘fradicio’.

    4. in sillaba chiusa (cfr. I.12.), frequentemente davanti a [r]: erco [ˈɛːrku] ‘arco’.

  4. Le vocali toniche sono in genere brevi:

    1. davanti a [r] nella terzultima sillaba aperta (cfr. I.12.): carrego [ˈkareɡu] ‘carico’ (però særilo [ˈsɛːrilu] ‘chiudilo’);

    2. nelle terzultime sillabe chiuse, davanti a [ŋ] e [s]: vendilo [ˈveŋdilu / ˈvɛŋdilu] ‘vendilo’.

  5. Sono quasi sempre brevi le vocali delle sillabe che seguono la vocale accentata (postoniche, cfr. I.15.).

  6. In tutti gli altri casi si ha vocale breve o lunga in maniera non prevedibile (pansa [ˈpaŋsa] ‘pancia’ / bansa [ˈbaŋsa] ‘bilancia’, ecc). Possono essere sia brevi che lunghe le vocali toniche finali e le vocali delle sillabe protoniche (cfr. I.15.): coscì [kuˈʃi] ‘così’, dormî [durˈmiː] ‘dormire’, scösâ [skoːˈsaː] ‘grembiule’ / piccâ [piˈkaː] ‘battere’, cäsetta [kaːˈsetˑa] ‘cala’, cassetta [kaˈsetˑa] ‘mestolo’.

La sillaba

  1. La sillaba è un elemento della parola formato da un suono o da un complesso di suoni raggruppati intorno a un centro di sonorità massima, costituito da una vocale. Il centro può essere preceduto da un «attacco» di una o più consonanti, ed essere seguito da una «coda» di una o due consonanti: è detta aperta la sillaba priva di coda, chiusa la sillaba dotata di una coda.

Semivocali e dittonghi

  1. Nell’attacco e nella coda di una sillaba possono entrare suoni simili a vocali alte, molto brevi, che sono detti semivocali o semiconsonanti ([j], [w] e [ɥ]).

  2. Si dice dittongo il gruppo formato da una vocale e una semivocale: è dittongo ascendente quello che inizia con la semivocale (quello [ˈkwelˑu] ‘quello’), discendente quello che inizia per vocale (beive [ˈbejve] ‘bere’). Se la vocale è preceduta e seguita da semivocale si ha un trittongo (poeivan [ˈpwejvaŋ] ‘potevano’). Si dice iato l’incontro di due suoni vocalici, che, come tali, non formano dittongo: coa [ˈkuːa] ‘coda’.

Vocale tonica

  1. La vocale tonica è quella che porta l’accento principale della parola, ossia che viene pronunciata con maggiore energia; le altre vocali sono dette atone, e sono distinte in protoniche se si trovano prima della dell’accento, postoniche se si trovano dopo.

Posizione dell’accento

  1. l’accento può cadere sull’ultima (mangiâ [maŋdʒaː] ‘mangiare’), sulla penultima (bagno [ˈbaɲˑu] ‘bagno’) o sulla terzultima sillaba (càrega [ˈkareɡa] ‘carica’), ed anche sulla quartultima in caso di combinazioni di forme verbali e pronomi enclitici (portighelo [ˈpɔːrtiɡelu] ‘portacelo’).

  2. Accanto all’accento principale, esiste un accento secondario che, in genere, cade due sillabe prima del principale (paccialan [patʃaˈlaŋ] ‘bonaccione’) o su una vocale lunga atona (cösetta [kɔːˈsetˑa] ‘cosuccia’).

  3. Si dicono «clitici» i monosillabi atoni che compaiono o posposti (enclitici) o preposti (proclitici) a una parola adiacente, e si appoggiano nella pronuncia a tale forma: dal punto di vista grammaticale hanno funzioni diverse, in quanto articoli, pronomi, preposizioni, avverbi, congiunzioni.

Inventario delle vocali

  1. Vocali toniche:

    • [a] vocale bassa centrale

    • [aː] vocale bassa centrale lunga

    • [ɛ] vocale mediobassa anteriore

    • [ɛː] vocale mediobassa anteriore lunga

    • [e] vocale medioalta anteriore

    • [eː] vocale medioalta anteriore lunga

    • [i] vocale alta anteriore

    • [iː] vocale alta anteriore lunga

    • [ɔ] vocale mediobassa posteriore arrotondata

    • [ɔː] vocale mediobassa posteriore arrotondata lunga

    • [ø] vocale media anteriore arrotondata

    • [øː] vocale media anteriore arrotondata lunga

    • [u] vocale alta posteriore arrotondata

    • [uː] vocale alta posteriore arrotondata lunga

    • [y] vocale alta anteriore arrotondata

    • [yː] vocale alta anteriore arrotondata lunga

    La [ɔ] e la [ɔː], nella pronuncia individuale, sono spesso sostituite dalla corrispondente vocale medioalta [o], [oː].

  2. Vocali protoniche:

    sono le stesse, ma la distinzione tra [ɛ] ed [e] è meno rilevante, e quindi per convenzione, nella loro rappresentazione, si adotta il simbolo ⟨e⟩; del pari, in posizione protonica, viene adottato il simbolo ⟨o⟩ per la resa della vocale mediobassa posteriore arrotondata.

  3. Vocali postoniche:

    sono solo [a], [e], [i] e [u] e sono le stesse vocali che ricorrono in fine di parola. Solo in rarissimi casi le vocali finali possono essere lunghe: erbo [ˈɛːrbu(ː)] ‘albero’, semoo [ˈsemuː] ‘che formicola’, detto di un arto, çenie [ˈsenje / ˈseneː] ‘cenere’.

Il dittongo [ej]

  1. Il dittongo [ej] presenta la particolarità di comportarsi come una vocale. Infatti:

    1. muta a seconda della posizione, pronunciandosi [ej] solo davanti alle consonanti che allungano la vocale (cfr. I.8.a.); davanti alle altre non compare, o meglio si trasforma in [e]: vinseivo [viŋˈsejvu] ‘vincevo’, ma vinsemmo [viŋˈsemˑu] ‘vinciamo’;

    2. se è protonico, diventa in genere [e]: mi ceigo [mi ˈtʃejɡu], ma cegâ [tʃeˈɡaː] ‘piegare’.

Distribuzione e pronuncia delle vocali: particolarità

  1. [ɛ] ed [e] toniche. In sillaba chiusa da [r] seguita da consonante compare solo [ɛ]: erco [ˈɛːrku] ‘arco’, verso [ˈvɛːrsu] ‘verso’; negli altri contesti compaiono entrambe in maniera imprevedibile: stella [ˈstelˑa] ‘stella’, bello [ˈbɛlˑu] ‘bello’, testa [ˈtesta] ‘testa’, festa [ˈfɛsta] ‘festa’.

  2. [e] atona: in sillaba aperta, o chiusa da [s], la [e] protonica si pronuncia in genere decisamente chiusa (spegetti [speˈdʒetˑi] ‘occhiali’, despeto [desˈpeːtu] ‘dispetto’), anche quando ci siano due [e] protoniche in successione. Si pronuncia decisamente aperta in sillaba chiusa da [r]: vermetto [vɛrˈmetˑu] ‘vermiciattolo’.

  3. La [e] postonica è in genere semiaperta.

  4. [ɛː] tonica. È la lunga che corrisponde a [ɛ], ma in realtà è molto più aperta (in molti alfabeti fonetici è segnata [ä]). Compare ad esempio in sillaba aperta (dæto [ˈdɛːtu] ‘dato’), in sillaba chiusa da [r] (erco [ˈɛːrku] ‘arco’), in posizione finale (etæ [eˈtɛː]).

  5. [o] e [ø]. Le vocali arrotondate [o] e [ø] non compaiono mai in sillaba chiusa da [ŋ].

Alternanze vocaliche

  1. Nelle parole che sono unite da una relazione morfologica (voci dello stesso verbo, voci derivate, ecc.), le vocali possono subire dei mutamenti a seconda che siano toniche o atone (cfr. ad es. XI.70.a.); il passaggio dalla posizione tonica a quella atona genera infatti una riduzione del grado di apertura:

    1. [ɛ] tonica diventa [e] atona: bello [ˈbɛlˑu] ‘bello’ / bellessa [beˈlesˑa] ‘neo’;

    2. [ej] diventa [e] neive [ˈnejve] ‘neve’ / nevâ [neˈvaː] ‘nevicare’;

    3. [ɔ] diventa [u] mi còllo [mi ˈkɔlˑu] ‘io inghiotto’ / collâ [kuˈlaː] ‘inghiottire’, però si conserva in principio di parola: òmmo [ˈɔmˑu] ‘uomo’ / ommetto [ɔmetˑu] ‘ometto’;

    4. [ø] diventa [y] (ceuve [ˈtʃøːve] ‘piove’ / ciuveiva [tʃyˈvejva] ‘pioveva’), oppure [u] mi meuo [mi møːu] ‘io muoio’ / moî [ˈmwiː]), ma può conservarsi in principio di parola (euggio [ˈødʒˑu] ‘occhio’ / euggiâ [ˈødʒaː] ‘occhiata’);

    5. le vocali lunghe rimangono in genere inalterate, ma quando la lunghezza è data semplicemente dalla posizione davanti a [ɡ], [j], [ʒ], [n], [z], [r] possono diventare brevi: baxo [ˈbaːʒu] ‘bacio’ / baxâ [baˈʒaː] ‘baciare’.

Incontri di vocali

  1. Danno spesso luogo alla formazione di dittonghi o alla contrazione tra le vocali stesse.

  2. La formazione di un dittongo avviene ad esempio per l’incontro di due pronomi o di una preposizione con l’articolo, ma anche, nella catena parlata, per l’incontro della vocale finale di qualsiasi sostantivo con l’iniziale seguente. Ecco i casi più frequenti:

    • [a] + [a] diventano [aː]: a-a pòrta [aː "pɔ:rta] ‘alla porta’;

    • [a] + [u] formano il dittongo [aw], che viene più spesso pronunciato

    • [ɔw]: a-o scùo [ɔw ˈskyːu] ‘al buio’;

    • [e] + [a] diventano [aː] o [ja]: te â daggo [ˈt aː ˈdaɡˑu / ˈtj aː ˈdaɡˑu] ‘te la do’;

    • [e] + [e] diventano [eː]: ghe ê metto [ˈɡeː ˈmetˑu] ‘gliele metto’;

    • [e] + [i] diventano [ej], talvolta pronunciato [aj]: ve î lascio [ˈve j ˈlaʃˑu / ˈva j ˈlaʃˑu] ‘ve li lascio’;

    • [e] + [u] diventano [ew], più spesso pronunciato [ɔw], [uː]: te ô scrivo

    • [ˈte w ˈskriːvu / ˈtɔ w ˈskriːvu / ˈt uː ˈskriːvu] ‘te lo scrivo’;

    • [i] + [i] diventano [iː]: ti î mandi [ˈtiː ˈmaŋdi] ‘li mandi’;

    • [u] + [u] diventano [uː]: co-o can [kuː ˈkaŋ] ‘col cane’;

    Davanti a vocale e nelle preposizioni articolate l’articolo determinativo femminile plurale e [e] ‘le’ può trasformarsi nella semivocale [j]: e euve [j ˈøːve] ‘le uova’, co-e dònne [kuj ˈdɔnˑe] ‘con le donne’.

Elisione

  1. L’elisione di una vocale tonica si ha solo raramente con verbi ausiliari, in casi come o se n’è andæto [u se naŋˈdɛːtu] ‘se n’è andato’, o no gh’à ‘osciùo andâ [u nu gɔːˈʃyːu aŋˈdaː] ‘non ha voluto andarci’.

  2. I clitici, esclusi i pronomi personali, se terminano in vocale possono eliderla davanti ad altra vocale: st’anno [st ˈanˑu] ‘quest’anno’; fanno eccezione quelli formati dalla sola vocale, che nel caso di ⟨i⟩ [i] articolo determinativo diventa però semivocale: i anni [j ˈanˑi] ‘gli anni’.

  3. Davanti a un clitico può elidersi anche la vocale finale di una parola tonica cös’o l’é? [ˈkɔːs u l ˈe] ‘che cos’è?’.

  4. Può elidersi la vocale finale di un aggettivo o di una proposizione davanti a un sostantivo: quell’atro [kwel ˈaːtru] ‘quell’altro’.

  5. Può elidersi la vocale iniziale di un articolo indeterminativo che segue a sua yolta una parola che termina per vocale (o l’é ‘n bello figgeu [u l ˈe ŋ ˈbɛlˑu fiˈdʒøː] ‘è un bel ragazzo’. La prima vocale dell’articolo indeterminativo femminile può cadere anche in principio di frase: ‘na canson [na kaŋˈsuŋ].

Consonanti

  1. Si dicono consonanti quei suoni nella cui articolazione l’aria espirata incontra un ostacolo, dato dal restringimento degli organi vocali. A seconda del grado di restringimento si distinguono:

    1. consonanti occlusive, la cui articolazione consiste in una occlusione del canale vocale seguita da una brusca apertura;

    2. consonanti fricative (o costrittive), la cui articolazione comporta una ostruzione non completa del canale vocale, in modo che l’aria, passandovi attraverso, vi generi un fruscio;

    3. consonanti affricate, la cui articolazione è caratterizzata da un occlusione immediatamente seguita da un’apertura parziale, di modo che il processo articolatorio, iniziato in forma occlusiva, si sviluppa poi in una fase fricativa;

    4. consonanti vibranti, la cui articolazione comporta l’entrata in vibrazione di un articolatore (ad esempio la lingua) durante il passaggio dell’aria;

    5. consonanti laterali, per la cui articolazione il contatto fra la lingua e il palato avviene soltanto al centro del canale orale, mentre l’aria fuoriesce liberamente da un lato o dai due lati.

  2. Si dice punto di articolazione il luogo in cui gli organi vocali si restringono ed entrano eventualmente in contatto. Si distinguono così:

    1. consonanti bilabiali, articolate per mezzo del labbro inferiore e di quello superiore;

    2. labiodentali, la cui articolazione comporta un avvicinamento o un contatto del labbro inferiore con gli incisivi superiori;

    3. dentali, nella cui articolazione la punta della lingua batte contro i denti;

    4. alveolari, nella cui articolazione la punta della lingua batte contro gli alveoli dei denti incisivi superiori;

    5. palatali, nella cui articolazione il dorso della lingua batte contro il palato duro;

    6. alveopalatali, non sempre distinguibili dalle precedenti, in cui il dorso della lingua batte leggermente più avanti;

    7. velari, nella cui articolazione il dorso della lingua batte contro il palato molle o velo pendulo.

  3. Si distinguono ancora consonanti

    1. sonore, la cui articolazione è accompagnata da vibrazioni delle corde vocali: vibranti e laterali sono sempre sorde;

    2. sorde, la cui articolazione è priva di vibrazioni delle corde vocali;

    3. nasali, caratterizzate dalla risonanza dell’aria nelle fosse nasali grazie all’abbassamento dell’ugola: tutte le nasali sono occlusive sonore

  4. Consonanti genovesi

    • [p] occlusiva bilabiale sorda

    • [b] occlusiva bilabiale sonora

    • [t] occlusiva dentale sorda

    • [d] occlusiva dentale sonora

    • [k] occlusiva velare sorda

    • [ɡ] occlusiva velare sonora

    • [f] fricativa labiodentale sorda

    • [v] fricativa labiodentale sonora

    • [s] fricativa alveolare sorda

    • [z] fricativa alveolare sonora

    • [ʃ] fricativa (alveo)palatale sorda

    • [ʒ] fricativa (alveo)palatale sonora

    • [tʃ] affricata (alveo)palatale sorda

    • [dʒ] affricata (alveo)palatale sonora

    • [m] occlusiva nasale bilabiale

    • [n] occlusiva nasale alveolare

    • [ɲ] occlusiva nasale palatale

    • [ŋ] occlusiva nasale velare

    • [r] vibrante apicale

    • [l] laterale alveolare

Osservazioni

  1. Davanti a consonante sorda si ha sempre [s] (streito [ˈstrejtu] ‘stretto’), davanti a consonante sonora sempre [z] (asbrivâ [azbriˈvaː] ‘gettare’: nella pronuncia enfatica, tendono a pronunciarsi come palatali, ossia come [ʃ] e [ʒ]; è sempre palatale la pronuncia della ⟨s⟩ davanti a [tʃ]: scciuppâ [ʃtʃyˈpaː] ‘scoppiare’.

  2. [ŋ] è l’unica consonante che compaia in fine di parola (savon [saˈvuŋ] ‘sapone’), ed è l’unica nasale che compaia davanti a altra consonante (vende ["veŋde / "vɛŋde] ‘vendere’, campagna [kaŋˈpaɲˑa] ‘campagna’, gianco [ˈdʒaŋku] ‘bianco’); è presente anche tra vocali (laña [ˈlaŋˑa] ‘lana’).

  3. La [r] è detta vibrante apicale in quanto pronunciata con l’apice della lingua, ed è leggermente meno vibrante di quella italiana.

  4. Presso molti parlanti la [l] ha una leggera sfumatura palatale.