Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure

Conseggio ligure

DEIZE

Diçionäio italian-zeneise

quercia

s. f.
  1. fiton. varie specie del gen. Quercus

    rove [ˈruːve] (var. roe)1,2

    rovie [ˈruːvje]

  2. fiton. sughera, Quercus suber

    sugao [ˈsyːɡɔu̯] ~ [ˈsyːɡau̯]3

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1. Plurali dei femminili in -e

I sostantivi e gli aggettivi femminili che terminano in -e rimangono invariati al plurale, mantenendo una forma più vicina a quella della declinazione originale latina rispetto agli equivalenti italiani. Si ha quindi unna ciave > doe ciave < duae claves “due chiavi” e unna noxe > træ noxe < tres nuces “tre noci”. Le forme dei plurali in -i, come ciavi e noxi, sono italianismi ampiamente diffusi soprattutto nelle aree urbane. Fanno eccezione i femminili in -eise, la cui forma plurale è ormai -eixi come per il maschile: unna zeneise > dötræ zeneixi “alcune genovesi”.

2. Caduta di -[v]- intervocalica

Il termine può anche presentarsi con sincope (cioè con caduta) di -[v]- intervocalica. Si tratta di un fenomeno alquanto esteso, che caratterizza da un lato le varietà urbane di ceto popolare, e dall’altro quelle rivierasche e rurali. Così, parole come apreuvo [aˈprøːvu] “appresso”, covercio [kuˈvɛːrtʃu] “coperchio”, crövo [ˈkrɔːvu] “corvo” o ravieu [raˈvjøː] “raviolo”, fra le molte, possono presentarsi nelle forme apreuo [aˈprøːu], coercio [ˈkwɛːrtʃu], cröo [ˈkrɔːu] o raieu [raˈjøː]. Un fenomeno analogo ricorre talvolta anche a inizio parola, ad esempio nelle forme del verbo voei [ˈvwej] “volere” (come veuggio [ˈvødʒˑu] “voglio”, vosciuo [vuˈʃyːu] “voluto”) o in un sostantivo come vòtta [ˈvɔtˑa] “volta”, che suonano quindi oei [ˈwej], (euggio [ˈødʒˑu], ösciuo [ɔːˈʃyːu]) e òtta [ˈɔtˑa]. In genere questo fenomeno non viene registrato nella lingua scritta, soprattutto in contesti formali o letterari. In questo dizionario ci limitiamo a segnalare solo i casi in cui il fenomeno può presentarsi in maniera generalizzata; non vengono segnalate le casistiche in cui la caduta di -[v]- si verifica solo nei dialetti di talune aree (in forme come in [ˈiŋ] per vin [ˈviŋ] “vino” o caallo [kaˈalˑu] per cavallo [kaˈvalˑu] “cavallo”). Maggiori informazioni sul fenomeno, anche in prospettiva storica, si rinvengono in Toso (2004, pp. 170-175) e in Lusito (2025, pp. 481-484).

3. Pronuncia della desinenza atona -ao

La desinenza -ao, che un tempo in genovese indicava lo iato [aːu], rende ormai generalmente il dittongo [ɔw]. Da forme antiche come lavao [laˈvaːu] si è quindi arrivati al lavou [laˈvɔw] del genovese cittadino odierno. Si ritiene opportuno mantenere questa desinenza nei casi in cui è atona, in quanto la pronuncia di -ao atono è meno netta, e cambia da parlante a parlante (la pronuncia di succao “zucchero”, ad esempio, può oscillare infatti tra [ˈsykˑɔw] ~ [ˈsykˑaw] ~ [ˈsykɔː]), e l’uso di -ao è coerente con la formazione dei plurali (da dattao si ha infatti dattai [ˈdatˑaj], e da gambao si ha gambai [ˈɡaŋbaj]).

Declinazioni

m. s m. p f. s f. p
rove rove
rovie rovie
sugao sugai

Bibliografia

  • F. Toso, «Il tabarchino. Strutture, evoluzione storica, aspetti sociolinguistici.», in Il bilinguismo tra conservazione e minaccia. Esempi e presupposti per interventi di politica linguistica e di educazione bilingue, a c. di A. Carli, FrancoAngeli, 2004
  • S. Lusito, Aspetti teorici e pratici della redazione di un dizionario genovese-italiano della lingua contemporanea. Metalessicografia di una varietà romanza di koinè, Edizioni dell’Orso, 2025
Ben che scià en in sciâ verscion zeneise do scito, o DEIZE o l’é un diçionäio italian-zeneise: i contegnui de ste pagine en donca scriti in italian.