Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure

Conseggio ligure

Eugenio Lubrano (1935)

Presentazione a cura di Alessandro Guasoni

Secondo F. Toso, Eugenio Lubrano è stato il poeta spezzino che “con maggiore sicurezza si è rivolto a tematiche introspettive e a riflessioni di carattere esistenziale, pur partendo anch’egli dalla descrizione naturale, che peraltro esprime con originalità di immagini un profondo legame con la propria terra di Liguria. A un senso di precarietà universale il poeta reagisce coltivando sogni d’amore che, espressi in versi ricchi di immagini delicate e suggestive, rendono bene il senso di una ricerca che va al di là del puro desiderio.” È un poeta che da quel che possiamo sapere, non ha mai raccolto i suoi testi in un volume a stampa e purtroppo non viene molto ricordato.

Recordando de’n poeta

Te che te cantavi e belesse de l’anima,
che te miavi ’r mae ’mbratae de salin e stansie
e l’ombra dee vee la te robava o penseo,
de rime te encivi i gianchi fogi
a recamae de a vita drento.
Te disevi de l’amoe er tremae de l’atesa,
t’avertivi de a morte,
a felissità de’r vive
e quando denansi a en soriso , te ravivi er chee,
l’indice ’nciastrà da o türchin,
i andava a petüae a coa di gabian.
Anché a li mio svoae da e te oarti
i fan en zio poi i se bolo,
i molo ’na ciümeta e sbatendo a coa
i retorno la donde l’ea a te richessa.
Figi de quei pà d’o te tempo.

Traduzione italiana

Ricordando un poeta Tu che cantavi le bellezze dell’anima,
che guardavi il mare che impregnava di salmastro le stanze
e l’ombra delle vele ti rubava il pensiero,
di rime riempivi i bianchi fogli
a ricamare della vita dentro,
Dicevi il tremare dell’attesa dell’amore,
avvertivi della morte,
la felicità del vivere
e quando dinnanzi a un sorriso, aprivi il cuore,
l’indice intinto nel turchino,
andava a dipingere la coda dei gabbiani. Oggi li guardo volare dalle tue parti
fanno un giro poi si tuffano,
lasciano andare una piuma e sbattendo la coda
ritornano là dov’era la tua ricchezza, Figli di quei pari del tuo tempo.

Quando la me ven ’ncontro a sea

Quando la me ven ’ncontro a sea
che de lüse a l’assenda o celo
e l’oa de rincasae a la s’avezina,
aspeto che l’ürtima penelà de tramonto,
chi stinza l’intorno,
a la faga posto a la note.
Nòte, che te ven a portae o reposo,
ne svegiae i pensei,
’ncartali ’nto silensio,
rimboca sü l’omo a speansa,
come da sempre ’na mae pe’n figio.
Lassa che ’r pensà i cora pe o spassio,
’nfin a ’ncontrae a tera,
’nfin che a scrovie che l’andae de a vita a sea,
a l’assomigia a l’inissio de a fin.

Traduzione italiana

Quando mi viene incontro la sera Quando mi viene incontro la sera
che di luce accende il cielo
e l’ora di rincasare si avvicina,
aspetto che l’ultima pennellata di tramonto,
che scolora attorno,
faccia posto alla notte.
Notte, che vieni a portare il riposo,
non destare i pensieri,
incartali nel silenzio,
rimbocca sull’uomo la speranza,
come da sempre una madre per il figlio.
Lascia che il pensare corra per lo spazio,
fino a incontrare la terra
fino a scoprire che l’andare della vita alla sera
assomiglia all’inizio della fine.

Maia

Oamai a me sento solo die
va,
camina drito pe o senteo,
né perdete inti somi.
L’aigoa là de soto
l’é aigoa
er coloe chi gh’é,
i è fruto de l’inseme.
Quer borbogio che te senti drento,
i ne conta.
L’omo i ne pè perdese a miae
o tempo ch’i va
i lassa er pogo per stae con Maia,
che la pè esse er mae,
i coloi d’otobre,
o so ch’i tinze
’na fogia che la caia.
A prevo aloa a tiae drito sercando sü quel’andae
a scatola de l’anima,
de far vegnie a gala quer ch’a sento,
ma a ne so die.
L’é dificile esse omo, andae pe e strade
’ntanasse tra quatro müage
e serae a porte.
L’é facile parlae quando e parole i van co’r vento
e o tempo i è ’na mesüa de peso,
ch’i scangia.
Maia l’é veo, la pè esse ’r mae,
i somi, briza de lampi ch’i lasso o segno,
ma armeno lasseme en segondo
per miae de soto
se l’aigoa che la va,
l’é solo aigoa.

Traduzione italiana

Maria Ormai mi sento solo dire
vai,
cammina dritto per il sentiero,
non perderti nei sogni.
L’acqua là di sotto
è acqua
il colore che c’è
è frutto dell’insieme.
Quel borbottio che senti dentro,
non conta.
L’uomo non può perdersi a guardare
il tempo che va
lascia il poco per stare con Maria,
che può essere la madre,
i colori d’ottobre,
il sole che tinge
una foglia che cade.
Prova allora a tirare diritto, cercando su quel sentiero
la scatola dell’anima,
per fare venire a galla quel che sento,
ma non so dire.
È difficile essere uomo, andare per le strade
rintanarsi fra quattro mura
e chiudere la porta.
È facile parlare quando le parole vanno con il vento
e il tempo è una misura di peso,
che cambia.
Maria, è vero, può essere la madre,
i sogni, brezza di lampi che lasciano il segno,
ma almeno lasciami un secondo
per guardare di sotto
se l’acqua che va
è solo acqua.