Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure

Conseggio ligure

Luciano Rossi (1683-1754)

Presentazione a cura di Alessandro Guasoni

Luciano Rossi, di Campoligure (ai suoi tempi, Campo Freddo), sacerdote e maestro di scuola, era un erudito, che scrisse in latino, italiano, genovese e campese, nel segno della sperimentazione linguistica. Poeta comico di stampo barocco, sulle orme di Giuliano Rossi, nel suo poemetto Pervæzze in sogno der meister de scoeura de Morære compone una satira contro le donne tutta fondata sulle caratteristiche fonetiche e lessicali della parlata di Campoligure, opera interessante proprio per la documentazione sulle parlate dell’entroterra di quei tempi.

Da Segreti in sogno del maestro di scuola di Molare

Il dio Apollo appare in sogno al poeta e lo rimprovera di aver abbandonato l’attività letteraria; il Rossi risponde che la colpa è delle Muse, che hanno avuto la sfacciataggine di chiedergli una poesia in lode delle donne, quando sanno benissimo che lui le donne non le può vedere. Satira antifemminista, che si regge tutta sulle invenzione verbali di una lingua mai usata in letteratura prima di allora.

Auvì che indegna dmanda d’quei bei cui,
s’ancallan dime fin, quei tanardelle,
ben che n’pòsso vei fomne né fommelle
che - ma miræ che tratti callarui -
che fazze mi un poema sovra ar blezze
der dònne, e sovra a tutte er sò pervæzze

Ve vegne er mà d’lovetto, ò polle væcche,
ve pòssle scæ e chervæ de lengua un tòcco;
possavi avei ra vitta carià d’zecche:
ei smòso ist’còse à mi cme fosse un gnòcco?
El sei voi, se non ei o zervel semmo,
che mi d’laudæ is donnuzze en son malæmmo?
Dimme aora, o Febo, non ò avù rason
d’vegnì cor Muse ar gròsse, e d’partì er pan?
Non vòssi mai (parlando con perdon)
che barba d’òmmo me bruschisse an man.
Mtive, ve prego, un pò ra mè camixa,
per cnòsce d’quer belluffe l’aspertixa.

Traduzione italiana

Udite che indegna domanda di quei bei culi,
osano persino dirmi, quelle troglodite,
benché non posso soffrire donne e donnette
che – ma guardate che faccia tosta –
che faccia io un poema sulle bellezze
delle donne, e sopra a tutti i loro segreti.

Vi venga la peste, stupide galline,
vi possa seccare e cadere un pezzo di lingua
possiate avere i fianchi carichi di zecche,
proporre a me queste cose, come a uno sciocco?
Lo sapete voi, se non avete il cervello perso,
che io non sono così balordo da lodare le donnette?
Dimmi ora, Febo, non ho avuto ragione
di litigare con le Muse e separarmene?
Non volli mai (parlando con licenza) che barba d’uomo mi cacasse in mano.
Mettetevi, vi prego, un po’ ora nei miei panni
per conoscere la furbizia di quelle sgualdrine.

Il poeta recita ad Apollo questi versi, composti dopo aver tagliato i ponti con le Muse:

Se passo in sdrucciolo
guai alle femmine
perché mi subbito
dirò chi son:
con veina facile
con metro fluido,
con tutto garibo
farò che paiano
tutte simon.
Sai chi son femmine?
Son vattre e sciummie,
giorgiattre e mummie
e sgrizzore;
son gatte e spuzzore,
tègne e scorluzzore,
prazze e pettegore,
crave e scarciòffole,
e grigore.
Sai chi son femmine?
Scorpne e bicciaccore,
dsuttre e zibæccore
e sgraxore,
mastre e mandravore,
squeillazze e tangare,
ospiai e bazzore,
carògne e sbrazzore,
e smòrfie.
Sai chi son femmine?
Rinzose cràppole
trabucchi e trappole,
tertui e guai,
maranni e ciappore
scotizzi e lappore,
scrappe e barattole,
scalòrnie e piattole,
brutti animai.
Sai chi son femmine?
Lippre e nasippore
giaunummi e cròniche
e grimore,
bertuzze e zingare
zigheugne e bergore,
reme e casærbore,
cavagne e sgærbore
e sgrammore.

Traduzione italiana

Se passo ai versi sdruccioli
guai alle femmine
perché io subito
dirò chi sono;
con vena facile
con metro fluido
farò che sembrino
tanti scimmioni.
Sai chi sono le femmine?
Sguattere e scimmie,
stupide e mummie
e battole
son gatte puzzole
tigne e sgualdrine
pellacce pettegole
capre e carciofi
e lucertole.
Sai chi sono le femmine?
Scorfani e zotiche
disutili, rancorose
e fracassone,
madie e mandragole, scodellacce e tanghere,
malaticce streghe
carogne e civette
e smorfiose.
Sai chi sono le femmine?
Grinzose panzone
trabocchetti e trappole
sproloqui e guai,
malanni e inganni
saccenti chiacchierone
cispose cianfrusaglie
scalogne e piattole
brutti animali.
Sai chi sono le femmine?
vipere nasone,
giallastre croniche
scheletriche
bertucce e zingare
cicogne frivole
noiose spazzine
cestoni bucati
e gramole.